DOPO LA NOTTE LA LUCE

Verso la luce: l’incontro con Zigaina

L’ultima Zeugna, quella della pittura ancor più fresca, ‘umida’ e vitale come rugiada, è caratterizzata dalla ricomposizione dei lacerti e, se vogliamo, del ritorno. Il ritorno nella sua laguna tanto amata, quella di Grado, nell’ampio semicerchio del Golfo. Tutto appare ancor più pacificato ed armonico. Essenza ed apparenza paiono dialogare nuovamente senza incongruenza alcuna. Fanno capolino i colori verdi, per lei tanto inconsueti, nelle sue varianti, dal malva al veronese, e il terra di Siena. Quel realismo di cui stentavamo a trovare traccia, qui semina indizi e dispensa riferimenti. Se prima tutto poteva apparire onirico e svaporante, adesso ci troviamo nel ‘qui e ora’, dentro quell’attimo che racchiude il segreto della vita terrena, finalmente libera dal peso del passato e dalle illusioni del futuro. Quel presente che si colloca oltre il tempo, e la cui piena conquista rende meravigliosamente liberi e vitali. E’ il periodo in cui accade un episodio fondante nella vita dell’artista. Un incontro. Auspicato per anni ma sempre rimandato come fosse un qualcosa di improbabile, forse impossibile da realizzarsi. Un incontro ineluttabile con una stella polare di un firmamento artistico contemporaneo, un caposcuola ed un uomo che ha visto passare accanto a sé la grande storia, oltre che dell’arte, anche del cinema e della letteratura: Giuseppe Zigaina. Sì, proprio Lui, storico collaboratore del grande Pasolini, nonché attore di riferimento nel suo ‘Decameron’. Doveva, anzi ‘voleva’ accadere questo momento, da diverso tempo. Spesso la vita agisce con dinamiche sue, forse per noi imperscrutabili, ma con un proprio disegno, una direzione. E’ come se qualcuno o qualcosa sapesse davvero ciò che è meglio per noi, aldilà delle nostre aspettative. Accadde il giorno del compleanno del maestro, per la precisione il suo ottantesimo. Lui guardò Sandra. Si riconobbero all’istante. Un abbraccio di luce, rare parole, tanti sguardi nel silenzio eloquente. Poi, la timidezza ed il riguardo di lei, fecero scorrere altri dieci anni. Si persero ma si ritrovarono.

E fu il momento giusto, l’apice di una storia indimenticabile pregna di preziosi ed affettuosi consigli, più che ad un’allieva, ad una figlia. Il maestro aveva intuito una grande potenzialità, un talento che doveva essere coltivato con perseveranza. Le suggerisce di andare oltre ogni concetto o, peggio, preconcetto, e di non tener conto di alcun giudizio che non sia quello di se stessa. E forse neanche. Lui, che aveva frequentato figure quasi mitologiche come Pasolini e la Callas, sapeva bene cosa significasse procedere con coraggio nella vita a dispetto delle avversità. ‘Quello che sono è quello che eri e sei tu’, le dirà un giorno. Per Zigaina, questa pittrice poteva rappresentare, ora più che mai, la continuazione di una storia infinita, una narrazione meravigliosa di terra e di cielo, proprio in una fase in cui la sua stessa esistenza stava volgendo al termine per un processo biologico inevitabile. Quelle sospensioni dipinte dovevano continuare, così come quei tratti grafici affermativi, anzi definitivi. Quella maniera così anomala ed anticonvenzionale di rappresentare un mondo ‘altro’, invisibile ai sensi ma non allo sguardo dell’anima, doveva avere necessariamente un seguito, non doveva andare perduta nel dimenticatoio del tempo crudele. E così fu. Pensando all’amico Pasolini, in uno dei loro incontri in studio, le disse: ‘Scrivo di me perché farà del bene a me, ma anche a Lui’. Fu un implicito invito a proseguire, esattamente come aveva fatto Zigaina, con l’entusiasmo e un impegno sinceri. Analogamente, Sandra Zeugna dipingendo per sé farà del bene anche al maestro che ora ci ha lasciato. Ecco, dopo quelle parole scolpite in un pezzo di cielo, non si può davvero aggiungere altro…

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